Archive for giugno 2013

riflessioni sull’olio di palma

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Avete mai guardato negli occhi un orangutan?

Io si, mi è capitato questa estate, a Sumatra, in Indonesia, nella riserva di  Bukit Lawang. Stanno lì, perché a causa della deforestazione non c’è più spazio per loro. Perché non c’è più cibo altrove.

Perché la foresta è stata e continua ad essere distrutta per fare spazio ad una monocoltura, gestita dalle multinazionali: la palma da olio.

Un orangutan ha lo sguardo che sembra triste, e allora ti rimane impresso.

Tornata a casa ho imparato un sacco di cose sull’olio di palma.

Prima di tutto che è un grasso, e come tutti i grassi fa male, anzi, fa più male di tanti altri :

“Esso presenta un contenuto di grassi saturi tanto elevato da avere spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad affermare come esso possa costituire un fattore di incremento del rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari, sulla base di ricerche definite come convincenti e confermate da studi successivi. Sotto accusa nel caso dell’olio di palma è un acido grasso saturo denominato acido palmitico, che è in grado di agire aumentando i livelli del colesterolo ed innalzando i rischi di coronopatia, secondo quanto rilevato da studi scientifici relativi all’olio di palma(…) L’olio di palma rappresenta un grasso vegetale ed un olio alimentare considerato di scarsa qualità. Il suo elevato contenuto di grassi saturi può raggiungere il 50% nell’olio di palma derivato dai frutti e ben l’80% nell’olio di palma derivato dai semi (..) Il contenuto di grassi saturi dell’olio di palma non è controbilanciato da una sufficiente presenza di grassi polinsaturi benefici, tali da poterlo considerare come un alimento equilibrato.” (fonte: http://nutrizione.saicosamangi.org).

che vegetale non vuol dire che non fa male agli animali:

Per piantare le palme, bisogna prima distruggere gli alberi da frutto locali, dove vivono gli ultimi oranghi. Quelli che non scappano in tempo, vengono spesso uccisi, o finiscono per cadere dagli alberi, venire arsi vivi, venir catturati e venduti come animali domestici.

Quando saranno spariti gli ultimi oranghi, i nostri parenti più prossimi, la fine non sarà molto lontana neppure per noi umani..”

(fonte: http://bricioledicescaqb.blogspot.it/2013/04/ecco-perche-lolio-di-palma-non-e-vegan_8.html)

poi che si trova praticamente ovunque e che anche se non lo vedi, comunque c’è:

“Indicare la sua presenza all’interno dell’elenco degli ingredienti riportati sulle confezioni dei prodotti alimentari industriali non è obbligatorio, ma sempre più spesso il suo nome risulta inserito in etichetta per quanto riguarda i cibi più comunemente acquistati nei supermercati. Si tratta in particolare di prodotti da forno come biscotti, pane confezionato, crackers, grissini e fette biscottati (convenzionali, ma spesso purtroppo anche “biologici”), ma anche di creme dolci spalmabili, patatine fritte e snack salati, condimenti come le margarine.”   (fonte http://nutrizione.saicosamangi.org), dadi vegetali,  in molti prodotti di pulizia, prodotti per la cura della persona, biodiesel.

E che i suoi effetti sono visibili in tutti i continenti:

“le immense distese di piantagioni di palme da olio stanno condannando alla desertificazione aree verdi come il Borneo e l’Amazzonia(…)Dopo aver monopolizzato paesi come Malesia, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Honduras, convertendo foreste rigogliose in arride monocolture prive di vita, ora sembra che le multinazionali dell’olio di palma vogliano allargare i propri affari anche all’Africa, in particolare Congo e Camerun. Questi due paesi infatti ospitano quelle che ormai sono alcune tra le rarissime foreste incontaminate ancora esistenti sul Pianeta, immensi patrimoni naturali, ricchi di biodiversità, che queste multinazionali del crimine non vedono se non come ennesima fonte di guadagno, da sfruttare e violentare a proprio comodo.(…) La dicitura olio di palma bio non ha alcuna validità: una monocoltura non può essere biologica per definizione, in quanto una monocoltura per esistere condanna immensi acri di foresta rendendoli in pochi anni aridi e sterili e in quanto necessita di grandi quantità di pesticidi.” (fonte: http://earthriot.altervista.org)

Di struggere le foreste pluviali significa dire addio a dei veri e propri paradisi di biodiversità e a dei polmoni verdi che da millenni sono correlate alla produzione dell’ossigeno necessario alla sopravvivenza di ogni forma di vita, compresa la nostra (…) Alla distruzione delle foreste indonesiane è stato dedicato un film documentario “Green the Film”, della durata di quarantacinque minuti, e purtroppo privo di lieto fine, una conclusione alla quale sembrerebbe impossibile riuscire a porre rimedio, se agli interessi delle industrie che impiegano olio di palma non viene sostituita una sincera preoccupazione per le sorti del Pianeta.(http://www.nocensura.com/2013/03/olio-di-palma-perche-e-dannoso-per-la.html).

Vi invito a guardare questo film, con i fazzolettini a portata di mano:

“her name is Green, she is alone in a world that doesn’t belong to her. She is a female orang-utan victim of deforestation and resource exploitation. This film is an emotional journey with Green’s final days” (http://www.greenthefilm.com/)

e vi invito anche a firmare questa petizione:

http://img19.imageshack.us/img19/865/petizioneoliodipalma.png

porterò sempre  con me i moduli alle distribuzioni del nostro gas per raccogliere le firme.

Ma soprattutto vi invito a fare come me: leggere le etichette e cercare di evitare il più possibile i prodotti che contengono olio di palma trovando delle alternative.

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Chiara

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