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19.06.2014 – Cena biologica all’Osteria della Luna con i prodotti del GAS

GAS Vignola GAS vi cambia - cena biologica

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Dall’altra parte: una settimana ad Urupia

Dopo un lungo viaggio, con sosta in una ventosa Vasto dalle spiagge candide, siamo arrivati (Eleonora, ElenaB, Ottavio e Michele) ad Urupia, la Comune libertaria pugliese che rifornisce abitualmente da tre anni il nostro GAS di olio E.V.O., vini, frise e tarallini. Da Vignola al Salento lo scopo del viaggio è stato quello di conoscerli meglio tramite l’esperienza diretta di una settimana lavorativa che ci eravamo prefissi di condividere con loro.

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Dopo 40 minuti di peregrinazioni tra ulivi e strade sterrate finalmente il cartello “Urupia”; inutili navigatori e GPS, qui i cellulari non hanno campo… ma noi Urupia l’abbiamo trovata lo stesso!

Creata all’inizio degli anni ’90 da un gruppo di persone italiane e tedesche, la Comune Urupia è nata materialmente nel 1995 con l’acquisto degli stabili riconducibili ad una vecchia masseria dell’alto Salento in Puglia, e dei suoi 24 ettari di terreno annessi, alcuni dei quali ospitanti vecchi vigneti e nei restanti albergano ulivi prevalentemente plurisecolari da anni in stato di abbandono; la proprietà di questi beni è stata intestata all’Associazione Urupia, figura giuridica senza scopo di lucro.

Dimenticatevi l’idea di Comune legata a religiosità sospette, venerazioni obnubilanti o peggio a sette truffaldine, Urupia è una Comune anarchica ed uno dei principi costitutivi è l’assenza della proprietà privata perché una vera uguaglianza tra gli esseri umani non è realizzabile senza la base di una uguaglianza economica. La Comune rappresenta la realizzazione pratica di quella che alcune persone chiamano un’utopia libertaria cioè la possibilità di raggiungere un alto livello di autosufficienza economica, di libertà politica e di solidarietà sociale attraverso il lavoro e l’agire collettivo, eliminando ogni forma di gerarchia, sia quelle determinate dalla proprietà che quelle legate al sesso, sia quelle fisiche che quelle intellettuali. A Urupia non esistono capi o presidentesse, il coordinamento possiede una struttura orizzontale (e non piramidale) e ci si adopera per la Comune sulla base delle singole ed individuali disponibilità e capacità. A Urupia vige il “metodo del consenso”, ossia l’unanimità nelle decisioni perché pensare che una maggioranza abbia il diritto di decidere anche per una minoranza in disaccordo, crea insoddisfazioni e conflitti. Gli abitanti di Urupia si chiamano tra di loro “le comunarde”, il plurale femminile è stato scelto appositamente per evidenziare l’eguaglianza di diritti tra donne e uomini. Urupia è una Comune aperta: si dà la possibilità ad ogni persona interessata di condividere per un periodo la vita della Comune stessa, di partecipare al continuo laboratorio sociale perché l’ospitalità è concepita come condivisione del quotidiano e partecipazione a tutte le attività della Comune (attenzione: non è un agriturismo dove si paga una quota giornaliera!) . 

 

Al nostro arrivo, dopo il lungo viaggio, ci hanno accolte/i le comunarde Agostino e Carlotta, era ormai sera ed era in corso la festa di chiusura dell’Assemblea Nazionale Scuole Libertarie (che ha avuto luogo proprio in quei giorni ad Urupia), abbiamo montato le nostre tende nell’area-campeggio, danzato un po’ a suon di pizzica, brindato con loro ed infine sonnecchiato nei nostri sacchi-a-pelo.

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Il corpo centrale della masseria Urupia, sotto il portico ancora si festeggia ma la luna già alta ci intima: “tutti/e in branda!”

Lunedì mattina la comunarda Lino si è offerta di farci fare “il giro”; è consuetudine che agli/le ospiti venga mostrata la masseria nei suoi spazi collettivi, il grande forno a legna, gli spazi adibiti alla lavorazione dell’olio e quelli per la lavorazione del vino, la zona-orto per l’auto-sostentamento della Comune, il magazzino-attrezzi, l’impianto di fitodepurazione per i molteplici bagni sia esterni che interni (tutti i saponi e i detergenti usati ad Urupia DEVONO essere biologici), gli impianti fotovoltaici ed il solare termico, i vari alberi da frutto piantati da loro stessi quasi venti anni fa intorno alla masseria.

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La comunarda Lino spiega ad Elena, Michele, Eleonora ed Ottavio come coltiva il grande orto in modo biologico usando rimedi totalmente naturali

Nel pomeriggio abbiamo partecipato all’assemblea generale ospiti-comunarde in cui ci si divide i compiti per tutta la settimana, si traccia uno schema su carta per ricordarsi chi è di turno in cucina, chi al forno, chi in vigna ecc… schema che viene poi affisso nella bacheca del corridoio principale… questo dovrebbe evitare dimenticanze o fraintendimenti.

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Ecco i vari schemi elaborati durante l’assemblea per la spartizione settimanale dei compiti

 

Noi quattro ci siamo offerti di collaborare a tutte le lavorazioni previste in quella settimana ovvero:

– produzione di pane, tarallini, frise, focacce e biscotti; la lavorazione si esegue nell’ambiente dedicato composto da stanza del forno a legna e laboratorio piastrellato per l’elaborazione degli impasti e delle varie forme;

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Michele lavora al taglio delle frise sfornate dalla comunarda Gianfranco che ha esperienza ventennale in ambito panificatorio; il forno è fatto interamente in pietra leccese e viene alimentato esclusivamente con fascine d’ulivo… ecco perché il pane pugliese ha quell’aroma unico

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Dettaglio esplicativo del taglio delle frise… metodo rudimentale ma efficacissimo

 

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Eleonora sforna le pagnotte per fare posto alle teglie di tarallini

 

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Teglie di tarallini al peperoncino pronte per essere infornate, Elena ed Eleonora con le loro ditine hanno quasi finito

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Frise d’orzo, tarallini, friselline e biscotti… ecco tutto ciò che abbiamo prodotto e confezionato dopo un’attenta pesatura

 

 

–  lavorazioni in vigna: legatura dei tralci e spampinatura o sfrondatura cioè l’eliminazione delle foglie sulle viti per permettere una migliore esposizione dell’uva sia al trattamento (in caso di attacco della peronospora) che al sole;

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Eleonora ed Elena, insieme ad Alessio (ospite temporaneo della Comune) alle prese con la spampinatura… è una lotta contro il tempo, il vitigno negramaro sta subendo un forte attacco di peronospora

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La comunarda Agostino guarda attonito l’eccessiva spampinatura ma Michele lo rincuora: “non temere, Ago, sono sicuro che verranno dei bei grappoloni”. Sulla sinistra la comunarda di origini messicane Angie, a lei spetta un lavoro ben più complesso: “la pota verde”… ma lei procede sicura perché ci racconta che “a lei la vite le parla” per questo non sbaglia! Elena e Ottavio sorridono increduli.

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Il “Gruppo-vigna”: Angie, Agostino, Alessio, Elena, Eleonora, Ottavio, Domenico e Michele che scatta la foto… se berremo qualche bicchiere di buon negramaro ringraziate anche loro!

 

 – preparazione pranzi e cene per tutte le comunarde+ospiti di Urupia;

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Elena raccoglie le forze per cucinare; buonissimo il pranzetto per i/le 20 commensali di Urupia che ha preparato

 

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La campana di Urupia, quando il pranzo è pronto si scampanella in ogni angolo della masseria per richiamare i/le lavoranti; un fiore di Callistemon, una delle bellissime piante che adornano l’aia della Comune

 

– lavaggio piatti e pulizia bagni, magazzini e aree porticate collettive.

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Michele alle prese con le pulizie della grande cucina… ma non è il solo: Elena, Eleonora ed Ottavio stanno lavando i piatti!

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Finitoooo… urrah… ora si va al mare!

 

Ad Urupia ovviamente nessuno/a ti costringe a lavorare, si fa quello che ci si sente di fare; se nella generalità dei casi questo porta ad un improduttivo lassismo invece nella Comune libertaria non è così, ma stimola alla responsabilizzazione di ciascuno/a, a quel senso di responsabilità che sottintende il rispetto massimo per il prossimo e per un progetto di vita lungo 20 anni, alternativo al modello imperante che ci vede schiave/i di un lavoro spesso alienante ed il più delle volte iniquamente remunerato.

E’ comprensibile che la maggior parte delle persone non riesca a concepire ciò che abbiamo fatto… chi è abituato a pensarsi in vacanza tra scenari caraibici sicuramente riterrà la nostra settimana di vacanza-lavoro una follia. In realtà per noi tutte/i è stato un vero piacere provare un modo di vita completamente diverso, condividere le giornate e confrontarsi con situazioni mai viste e provate… e dopo tutto abbiamo realmente capito come vengono fatti i prodotti che ci arrivano (e che tutte noi gasiste e gasisti consumiamo), qual è il metodo che c’è dietro, quale la filosofia e quanta fatica racchiude ogni singolo sacchettino di taralli o una bottiglia di negramaro… quanta fatica? Sicuramente mille volte meno che produrre lo stesso sacchetto di taralli in fabbrica col fiato sul collo per ritmi cadenzati da rispettare e con le gerarchie più insane da combattere. Come diceva B. Brecht “Da chi dipende il permanere dell’oppressione? Da noi. Da chi dipende che venga meno? Ancora da noi.”.

Ed ora… qualcosa di completamente diverso (citazione dotta) ovvero la maestria di Gianfranco, una delle comunarde fondatrici di Urupia, che si cimenta nella produzione di pasta fresca fatta a mano, la classica pasta acqua e farina tipica della tradizione pugliese… ci siamo divertiti/e tanto a guardarlo e l’abbiamo ripreso… bei momenti goliardici… se siete curiosi di sapere come si facciano “minchiareddi, cavetelli, cicatielli e sagne ‘ncannulate” guardatevi questi brevissimi videoclip



 

Ringraziamo la Comune di Urupia tutta, le comunarde Agostino, Carlotta, Gianfranco, Angie, Lino, Domenico, Paola, Rosalia con cui abbiamo avuto modo di trascorrere la nostra breve settimana; le comunarde sono tante altre come tanti/e sono gli/le ospiti, ringraziamo anche loro ma il tempo tiranno non ci ha permesso di conoscerli meglio… sarà per la prossima volta.

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 Eleonora Mar.

per il GAS vi cambia – Vignola

Viaggio ad Urupia

 

 

 

Diario del viaggio ad Urupia di Eleonora, Michele, Elena e Ottavio

LUNEDì

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Lunedì pomeriggio dopo l’assemblea con le comunarde di Urupia ci si divide i compiti per tutta la settimana: chi lava i piatti per tutti, chi lavora alla vigna che urge di attenzioni e chi panifica.

MARTEDì

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Oggi al forno di Urupia ci lavorano Eleonora ed Elena: frise di orzo, tarallini, focacce e biscotti al negramaro, tutti biologici, con farine di grani antichi, lievitazione naturale, lavorazione artigianale a mano, cotti nel grande forno a legna alimentato solo da fascine di ulivo..Questo è il metodo antico pugliese che conferisce ai prodotti quel tipico aroma buonissimo.

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Solo dopo averli fatto raffreddare, li si imbusta nei sacchettini etichettati. Le frise si lavorano dando loro la forma di grossi taralli, le si cuoce poi le si taglia a metà orizzontalmente (come nella foto) e le si rimette in forno a bassa temperatura per “biscottarle”.

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